ULTIMA CORSA - Marco Finco
Montedit -2008

In un mondo post moderno si svolgono una serie di delitti in cui vittime, assassini, imputati, investigatori si inseguono scambiandosi quasi di ruolo nel tentativo di scardinare un sistema vivere ormai troppo omologato, troppo controllato, troppo forzato.
Il breve romanzo si sviluppa su due storie parallele, due modi di vedere e percepire la realtà ed i sogni, due modi di vivere, due intuizioni. Da una parte la ricerca, la riflessione, l’amore, la gratuità. Dall’altra la rabbia, l’egoismo, la sete di gloria e successo, ma anche il dubbio e la paura di sbagliare ai bivi della vita.
Le due strade sembrano non toccarsi mai ma solo insieme riescono a portare avanti la storia. Riusciranno i due mondi a incontrarsi, conciliarsi, fondersi ? La domanda rimarrà sospesa fino alle ultime pagine.
Un codice sconosciuto fornisce il pretesto allo scrittore per cominciare il racconto. E’ lo stesso codice a far muovere una delle due piste della narrazione, nel tentativo di associare quella sequenza quasi magica di numeri a tutte le sue possibili combinazioni. E’ come se in quel numero ci sia un fatto prestabilito da scoprire. Un presagio ad un evento ineluttabile. Allo stesso tempo la stessa sequenza è una creazione, un’intuizione che apre porte, permette accessi a nuove opportunità. Quale dei due modi corrisponde all’essenza di tale traccia ? Servirà seguire tutta l’altra storia per rovesciare completamente quel numero e capirne una nuova chiave di lettura.

La parola, la musica e le immagini costituiscono le diverse dimensioni in cui è possibile vivere l’opera. Da questa intuizione nasce l’idea del DYNAMIC READING: lettura, musica ed immagini si susseguono in un percorso di un’ora che porta lo spettatore a vivere il libro da angolature inaspettate, in un tuffo continuo di nuove emozioni e sentimenti.

Marco Finco, Ingegnere Chimico, musicista, maratoneta.

Il suo amore per la musica ed in particolare per il jazz si è sempre più legato a quello per altre forme di espressione artistica quali la fotografia, il cinema e naturalmente la letteratura.
La passione per la scrittura è una folgorazione recente, parallela a quella per la corsa: le due cose sono sicuramente collegate. Costituiscono entrambe un passaggio ad un’altra fase della vita, proprio ad una nuova pagina interiore.

Attratto dall’infinitamente piccolo e dall’infinito che riescono a manifestarsi nella vita quotidiana, nel singolo gesto, nel simbolo più semplice: la sua è una continua ricerca per fissare l’esatto fotogramma. Ogni movimento, ogni azione, ogni pensiero, ogni oggetto racchiude in sé l’istante di magia, di spiritualità, di trascendente.

Tempo (passato e futuro), ricordi, sogni si dilatano o stringono a seconda delle necessità. I silenzi, le parole non dette si caricano di significati. Come nella musica, i silenzi non sono spazi vuoti ma parte integrante della stessa composizione. Da questa idea deriva la sua scrittura: spezzata, proprio a far pesare lo spazio, la pausa, l’attesa, la pace.

Il suo mondo è la città, all’alba e di notte. Luoghi in cui persone si incontrano in modo diverso dal giorno: dove le differenze sociali possono enfatizzarsi o appiattirsi, dove il dolore e la gioia del vivere assumono più peso. Le zone industriali e le città moderne attraversate per lavoro e come volontario della Croce Rossa gli hanno cucito sulla pelle il suo modo di guardare al mondo.